|
La natura é tutto. La natura é tutto. Dieci metri, un rotolo di carta bianco e nero. Poi, un rotolo di venticinque metri a colori. Ogni giorno comincio a disegnare una parte. Come un menù del giorno é diverso giorno dopo giorno. Noi siamo diversi di giorno in giorno, dal momento in cui apriamo gli occhi al mattino. Questi rotoli sono scarti di materiale da gettare, ma perchè buttarli via? Così comincio a disegnare. Più vado avanti più provo gusto nel disegnare. É una trasformazione del pensiero. Pensieri, ricordi che escono fuori come i sogni, senza il controllo. Per la maggior parte sono ricordi d’infanzia, della mia terra, quando tutto era bello e innocente. La realtà é cambiata. Ora non c’é più niente di quei ricordi. Dove sono cresciuto, bambino e poi adolescente, hanno costruito case. Passavo ore nell’acqua con i miei amici, giocando, tuffandomi, nuotando, pescando. Nella nostra mente c’era solo il divertimento puro. Non avremmo mai voluto smettere di giocare. Finché non arrivava la voce categorica di mia madre: “Uttam é tardi, rientra a casa subito. Devi fare i compiti per scuola. Sto preparando la cena.”. Il tempo é passato così veloce. Sarebbe bello tornare indietro ancora una volta. Vicino alla casa della mia famiglia c’era la campagna, campi coltivati, risaie. Passavo ore nel canale a giocare, a pescare con le mani. Forse é la bellezza della natura che mi ha spinto a diventare artista. Ho cominciato a disegnare queste immagini che riaffiorano dal mio passato. Elefanti, farfalle, piccioni, serpenti, pappagalli, formiche, api, galline… Risaie, contadini nei campi, piante di senape, donne che vanno a prendere l’acqua nel fiume, ninfee, pescatori, portatori di palchi che trasportano la sposa, baul che suonano l’ektara, barche che attraversano il fiume Dholessori, aquiloni colorati che si muovono nel cielo, il ritmo del dolce vento che arriva dal fiume… Quando ho cominciato a disegnare sul rotolo mi é tornata alla mente la filmina, con le sue storie dai colori brillanti, che vedevo da bambino. Sembrava tutto vero e io rimanevo a bocca aperta. Da noi esistono sei stagioni, ma io non ho seguito il loro ordine naturale. Ho seguito il menù del giorno, tracciando segni che nascono liberamente dalla mia mente. Alcune volte i miei disegni vanno oltre i ricordi: c’é anche un po’ di fantasia in quei draghi. C’é anche la mia religione. Noi hindu abbiamo tredici feste l’anno. É una religione molto legata all’arte. Per le feste religiose dipingiamo tutti i pavimenti, facciamo grande uso delle decorazioni, dei fiori. Il profumo dei fiori fa diventare sacro qualsiasi luogo, apre alla spiritualità ogni persona. Anche se in Bangladesh gli hindu sono la minoranza, cerchiamo di affermare la nostra identità, di non perdere le nostre tradizioni. Le difficoltà sono tante, come le sofferenze. Ma ci sono anche feste come Dol Puja (Dol Purnima) in cui si gioca con i colori. Si lanciano colori sulla gente. Una grande gioia che purifica da tutta la malizia. Un giorno di felicità, pace, serenità in cui si preparano diversi tipi di dolci. La sera si balla e si canta “Hare Krishna. Radhe. Rhade…”. Un bellissimo canto. Mi manca tutto questo. Anche in Italia, però, c’é una piccola comunità hindu. Siamo molto pacifici. Non abbiamo mai chiesto un posto per la preghiera, perchè si può pregare ovunque. Preghiamo tutti insieme, uomini, donne e bambini. Un momento di vero amore.
Uttam
Karmaker Kumar
|
|
(In English) Nature is all
Nature is all Ten meters, a roll of black and white Then, a roll of twenty-five meters in color. Every day I start to draw a section. As a daily menu is different every day. We are different from day to day, from the moment we open our eyes in the morning. These rolls are scraps of material to be thrown, but why throw them away? So I start to draw. the more I advance, the longer I feel more pleasure in drawing. It is a transformation of thought.
Thoughts,
memories that come out
as a dream, without any control.
Now
there is nothing left of those
memories.
In our minds
there was just
pure fun.
Until came
the voice of my mother
categorical: "Uttam
is late,
comes home soon.
You have to do homework
for school.
I am preparing dinner..
"
Near the house
of my family was
the countryside, fields,
rice paddies. Rice fields, farmers in the fields of mustard plants, women who go to fetch water in the river, water lilies, fishermen, porters carrying the bride’s box, baul playing the Ektar, boats crossing the river Dholessori, colorful kites move in the sky, the rhythm of the gentle wind coming from the river ...
When I
started drawing on the roll
is returned to
my mind the
filmstrip, with its
brightly colored stories,
which I saw as a child.
In my country
there are six seasons,
but I have not followed their
natural order. I followed the
menu of the day, tracking signs
coming out freely from
my mind.
It is
a religion closely linked
to the art. For
religious holidays paint
the floors, make
great use of
decorations, flowers.
Although
Hindus in Bangladesh
are the minority, we try to
assert our identity,
not to lose our traditions.
But
there are also holidays like
Dol Puja
(Dol Purnima)
in which you play with
colors.
Even in
Italy, however,
there is a small
Hindu community. We are very
peaceful.
Uttam
Karmaker Kumar
|
|
View of Critcs |
|
Il menù del giorno di Uttam Karmaker
“Menù del giorno” è il racconto inedito che Uttam Karmaker ha tracciato giorno dopo giorno, nell’estate 2011, disegnando a grafite e con i pastelli colorati su un rotolo bianco di carta velluto di 25 metri. Pagine del diario personale dell’artista, che esplora il proprio mondo interiore esprimendosi con autentica freschezza espressiva. Un linguaggio, il suo, in cui affiora una certa spontaneità dell’arte folk del Bangladesh. Attraverso la metabolizzazione dei ricordi - partendo dalla natura - egli arriva ad un lirismo venato di malinconia, ma anche d’ironia. Nella forma, il rotolo si riallaccia da una parte alla tradizione colta degli antichi codici occidentali e orientali, dall’altra a quella popolare dei film-strip (o ‘filmina’) che Karmaker guardava affascinato da bambino. “Menù del giorno” (‘Aagieker khadder talica’ in bengalese) è una sorta di “Ramayana del quotidiano”, storyboard impulsivo popolato di memoria, sentimenti, residui di vissuto quotidiano, sogni e inquietudini accessibili, fluidi e condivisibili. E’ il racconto di un’Arcadia - personale e collettiva - perduta per sempre, dove il progresso si è portato via il verde dei campi per edificare abitazioni di cemento. Ma nei ricordi d’infanzia di Uttam Karmaker la natura è incontaminata e rigogliosa. Si snoda con tutta la sua vitalità dirompente attraverso il suo segno. L’acqua è la linea che conduce, il leit-motiv della struttura narrativa. L’acqua dei canali che irrorano il paese, che nutre i campi di riso, popolata di innumerevoli varietà di pesci. Ma anche il rincorrersi delle voci dei bambini, il volo degli aquiloni colorati, l’andamento regolare delle formiche… Nel “Menù del giorno” di Uttam Karmaker ci sono tutti questi ingredienti: freschi, profumati, colorati.
(Manuela De Leonardis)
|
|
(In English) The menu of the day by Uttam Karmaker
"Menu of the day" is the new story drawn by Uttam Karmaker day after day, in summer 2011, drawing with graphite and colored with crayons on a white roll of velvet paper 25 meters long. Pages of the artist's personal journal that explores the inner world, expressing himself with real freshness of expression.
A language, his, in which emerges a certain spontaneity of Bangladesh folk
art. In its form, the roll is linked on the one hand the classical tradition of the ancient Western and Eastern codes, the other to the popular film-strip (or 'filmstrip') that Karmaker watched fascinated as a child. "Menu of the day" ('Aagieker khadder Talich' in Bengali) is a kind of "Ramayana of the newspaper," impulsive storyboard populated of memory, feelings, residues of daily life, dreams and anxieties accessible, shareable and fluids.
It is 'the story of Arcadia” - personal and collective - lost forever,
where progress has taken away the green fields to build houses of cement. Water is the line that leads, the leitmotif of the narrative structure. The water of the canals that feed the country, which nourishes the rice fields, populated by countless species of fish.
But even the rolling of the voices of children, flying colorful kites, the
regular course of ant
(Manuela De Leonardis) |